Huxley, Orwell, Bradbury

Huxley, Orwell, Bradbury

di Massimiliano Zane

Società futurista e visionaria o visione del futuro sociale?

klee-fugainrosso…Ricordate figliuoli: non sono i filosofi, ma i taglialegna ed i collezionisti di francobolli che compongono l’ossatura della società…” Direttore del centro di incubazione e di condizionamento di Londra centrale “Il mondo nuovo” 1932 * A.Huxley I tre autori menzionati nel titolo sono senz’altro tra gli scrittori di fantascienza più socio-apocalittici di tutti i tempi. I loro tre romanzi apice, “Il mondo nuovo” di A.Huxley del 1932, “1984” di G.Orwell del 1948 e “Fahrenheit 451″ di R.Bradbury del 1953, sono da sempre punto di incontro e di discussione degli intellettuali, e non solo, di ogni generazione. Chiamati in causa più volte come visionari ideatori di terribili mondi futuri poco realistici, oggi invece possiamo affermare con triste certezza che questi autori con le loro creazioni geniali sono riusciti non solo a immaginare tre mondi futuri fantastici tutt’altro che poco realistici ma, senza un’inversione radicale della tendenza organizzativa socio-politica attuale, anche una reale e concreta prospettiva a breve termine sulla realizzazione di una società idealizzata attorno ai miti del consumo e dell’obbedienza. “…Ogni condizionamento mira a far amare ciò che si deve amare; è questo il segreto della felicità : bisogna far in modo che la gente ami la sua inevitabile destinazione sociale…” *. Nonostante che questi scritti abbiano, ovviamente, delle peculiari differenze tecnico-narrative, con personaggi, avvenimenti e strutture logistiche e temporali proprie, in tutti e tre è possibile ritrovare notevoli convergenze sulla struttura sociale e sul mantenimento della stabilità di questa in cui avvengono i fatti raccontati. Nelle diverse storie, che sembrano potersi completare ed ampliare a vicenda, il controllo sociale è la legge imperante ed esso è ottenuto in modi che rimandano gli uni agli altri e che fanno capo ai concetti di condizionamento, routine e propaganda. “…La stabilità è il fulcro. Non c’è civiltà senza stabilità sociale e non c’è stabilità sociale senza stabilità individuale. La macchina gira, gira, gira e deve continuare a girare, deve girare regolarmente e servono degli uomini costanti, obbedienti, stabili nella loro soddisfazione. La stabilità è il bisogno primo ed ultimo…” *. Partendo dal “semplice” principio che tutto l’ordine sociale sarebbe sovvertito se gli uomini si mettessero a fare le cose di loro propria testa ritroviamo, con tre ottiche diverse, un uguale pessimismo nei confronti della società futura capace di preferire la muta e sintetica felicità all’irrequieta naturalità dell’essere umano come in Huxley, oppure, di adeguarsi passivamente per paura ai dettami del potere sperando in un qualche cambiamento o in un altro futuro come per Orwell e Bradbury.
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