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Siamo in una società formativa …
a cura di Ivana Padoan ipadoan@unive.it
Dipartimento di Filosofia e Teoria delle Scienze – Università di Cà Foscari (Venezia)

Venezia-HDR-300x194Società della conoscenza o società della formazione? Già nel 1984, J. Beillerot sosteneva che si passa più tempo a formare e ad essere formati che a dormire. La conoscenza oggi non risiede più solamente nelle istituzioni scolastiche, ma si estende in un continuo processo formativo implementato nelle pluralità, liquidità e complessità delle azioni, e delle situazioni manifeste e tacite delle esperienze formali, non formali e informali (f/nf/if) dei soggetti, delle istituzioni e delle organizzazioni. Le informazioni, i contenuti, gli stessi oggetti, le immagini, le situazioni, le professioni, le organizzazioni, sono sempre più concepite e strutturate in termini formativi, tanto da poter dire che la formazione sta nel territorio ( IPadoan 2003).

L’enfasi con la quale viene affrontato il processo di formazione (educazione, istruzione, formazione professionale…..) richiede ai formatori, alle organizzazioni formative e ancor più alle istituzioni formative, ma  anche alla società formativa (f/nf/if), una riflessione sul rapporto formazione e autoformazione. La nostra storia è stata molto, forse anche troppo eteroformativa. La necessità per ogni soggetto o organizzazione di riflettere sulla più che mai attuale necessità formativa, richiede la messa in gioco della competenza formativa ma soprattutto del desiderio e non solo della necessità formativa. Formare richiede necessariamente il formarsi. Un efficace processo formativo richiede una coscienza e una consapevolezza autoformativa desiderante. Si tratta allora di promuovere fin dalla più giovane età (lifelong learning) il desiderio di imparare e il potere della conoscenza agita. Si tratta di riconoscere e di far riconoscere ai soggetti il potere di autoformazione, sottolineando il valore strutturale dell’autoapprendimento nella relazione al sapere. L’educatore, il formatore, l’istituzione formativa sono là per attivare il processo autoformativo, intervenendo nel rapporto al sapere dei soggetti attraverso processi di scoperta, riconoscimento, ricerca, progettazione, valutazione, riflessività nell’azione e sull’azione del conoscere.

Quale significato assume allora il termine società della conoscenza, e qual’è il rapporto con la formazione? Chi e come gestire il sistema della formazione? Come dovrebbe agire la formazione istituzionale in un territorio formativo allargato?  Come connettere formazione formale, con formazione non formale, informale? Come cambiano i ruoli formativi? Come agiscono i soggetti in formazione?La grande trasformazione sociale e culturale avvenuta in tempi brevissimi ha sviluppato anche difficoltà di ambientazione, di gestione e di governo delle situazioni formative da parte dei soggetti come da parte delle organizzazioni e delle istituzioni. Modifiche identitarie, professionali, sociali e organizzative non sono facilmente perseguibili, spesso si correlano a difficoltà, nuovi conflitti e disagi personali, sociali, organizzativi e istituzionali. Le nuove “malattie” di adattamento e di sviluppo come il mobbing o il burn-out sempre più necessitano di sostegno formativo e clinico, opera di mediazione e di tutorship, per facilitare i nuovi processi di implementazione personale, organizzativa e sociale. In genere di fronte alle difficoltà si tende a personalizzarle, riducendo la responsabilità delle organizzazioni e delle istituzioni. Questo avviene nei diversi ambienti della formazione. La responsabilità dei soggetti è direttamente legata alla responsabilità delle organizzazioni. Non è possibile pensare che solo i soggetti debbano cambiare, sono le organizzazioni che devono sforzarsi di facilitare lo sviluppo qualitativo della produzione personale e collettiva, del benessere dell’intelligenza e della relazione facilitante.