E’ possibile interpretare il mondo?

E’ possibile interpretare il mondo?

di Massimiliano Zane Le nostre relazioni comunicative sono effettivamente libere?…La vita umana è guidata da molte idee. La verità è una di esse…P.K.Feyerhabend……Per conoscere gli altri bisogna prima conoscere sé stessi…” così recita un detto popolare e sicuramente a buon ragione. ComunicazioneCome si può pretendere di giudicare, giustificare o comprendere qualcuno se prima non siamo in grado di avvicinarci in modo logico al complesso universo di senso che siamo noi stessi? Dunque è da questo dato che si deve cominciare: dobbiamo “conoscere” , ma chi? E soprattutto come? Quando ci avviamo all’ “esame” degli altri e anche di noi stessi, purtroppo agiscono “forze” sociali più grandi di noi che impediscono questa auto-lettura, o quantomeno la filtrano, dandoci così una visione di quello che siamo mai completamente veritiera. Tanto meno veritiero sarà il giudizio degli altri. Siamo inscritti in un “circolo comunicativo” riconducibili, ad una matrice comune: la comunicazione, o meglio, il ruolo sociale della comunicazione. Mi soffermerò su un ambito specifico dell’atto comunicativo: la comunicazione come atto linguistico in una lettura della comunicazione socialmente inscritta a sua volta in un processo di formazione, prima ad un livello personale interiore successivamente al livello dell’intera società influenzata/influenzante. Già Steinbruner, Allison e Douglas si interessarono, con profitto, al problema legato all’eventuale disposizione mentale pre-esistente l’atto cognitivo sociale e soprattutto se questa predisposizione influisca sulle interpretazione degli eventi. Le relazioni comunicative sono atti estremamente complessi che si snodano su molteplici piani d’azione quali quello verbale, quello gestuale, quello contestuale ecc… tutti questi diversi punti d’azione fanno capo ai concetti di linguaggio, interpretazione, esperienza e formazione. Per cominciare a studiare le comunicazioni nelle loro molteplici rappresentazioni ci dobbiamo prima accostare al contesto linguistico come dimensione intrascendibile dell’esperienza umana del mondo. Ma quando possiamo dire con certezza di comunicare? Comunichiamo solo quando vogliamo dire qualcosa a qualcun’altro? O c’è di più?