Corporeità fisico-comunicativa

Il corpo umano : sostituzione o compenetrante della comunicazione verbale?
di Massimiliano Zane  

homepage(1)…Come possiamo distinguere la danza dal danzatore?William B.Yeats Accingendoci allo studio del corpo umano come veicolo comunicativo di massimo indice rivelatore, dobbiamo considerare preliminarmente che comunicare vuol dire principalmente relazionarsi, avvero creare dei rapporti di interconnessione che si sviluppano e si modificano in molteplici ambiti d’azione con un dato fondante sempre e comunque sociale. In altre occasioni ho già mostrato come, secondo me, e non solo, le relazioni comunicative siano atti estremamente complessi che si dipanano su prospettive di diverso livello tra cui quelle verbali, quelle gestuali, quelle contestuali ecc… . Tutti questi diversi punti d’azione che fanno capo ai concetti di linguaggio, interpretazione, esperienza e formazione vengono messi in atto taluni consciamente talaltri inconsciamente. La nostra conoscenza del mondo e le “nostre esperienze” sono mediate e vincolate da molteplici fattori che esulano dall’ambito prettamente linguistico-verbale-assoluto per entrare in quello dell’interpretazione gestuale-corporea. Parole come autopercezione, autoformazione o autoeducazione ci danno un’immagine della nostra mente come una forza potente, talmente potente da poterci governare in assoluta autonomia analizzando e setacciando la nostra vita cognitiva. Purtroppo (e non mi stancherò mai di ripeterlo) ciò non è del tutto vero. Nonostante che la mente sia ad oggi effettivamente il massimo meccanismo in circolazione per complessità ed articolazione, in altre sedi ho avuto modo di dimostrare che tutti noi ci muoviamo in un mondo socio cognitivo che solo in apparenza ci appartiene. Siamo al centro del sistema società ma non ci è dato gestirlo. Ma lasciando stare le eventuali polemiche che quanto detto fin’ora potrebbero sollevare, con questo scritto vorrei far comprendere ai più che la realtà linguistica non è solo quella verbale, mostrerò che come il linguaggio anche il corpo umano rispetti delle leggi e dei codici ben precisi passabili di una molteplicità di interpretazioni e che andrebbero rispettati per ottenere una corretta relazione sociale strutturata. Tuttavia è pur vero che talvolta questo “apparato corporeo” è capace quasi di autogestirsi rivelando una corporeità interiore con una “volontà” propria di gran lunga superiore alla nostra volontà palese. Dunque mi occuperò soprattutto di quell’ambito della comunicazione che è sempre stato ritenuto erroneamente di secondaria importanza per la riuscita di un corretto “scambio dialogico”: la comunicazione corporea o non verbale. Cercherò di mostrare che la relazione comunicativa come quella che ci vede coinvolti quotidianamente come protagonisti è articolata anche, per non dire principalmente sul piano di scambi comunicativi fisico-corporei. Questi rapporti comunicativi, volontari e non, determinino una vera alternativa alla comunicazione convenzionale o al semplice e banale “dire qualcosa”. Bisogna partire da un dato imprescindibile: il corpo umano, nella storia dell’uomo, ha sempre avuto un ruolo di fondamentale importanza nel suo essere oggetto di studio e di massima comunicatività. La vita corporea viene intesa quale centro di relazione e di nuova esistenza personale. È’ il nostro corpo a costruirci come persone e le persone sono tali in quanto legate ad una corporeità sia a livello singolo (individualità) sia a livello sociale (gruppo-massa). Si può partire da un uso consapevole e cosciente del corpo fisico attuato per crearsi una nicchia nella struttura sociale assecondando il ruolo che ci viene assegnato dalla comunità o in maniera opposta contravvenendo alle regole comunemente accettate shockando i suoi elementi per esorcizzare una omologazione pericolosa per la propria individualità. Oppure si può cominciare rilevando i vari usi del corpo che sono invece svincolati dalla volontà e immersi nella risposta ai bisogni inconsci che la mente ci indica come bisogni necessari per la nostra sopravvivenza (istinti ecc..) Tutti gli ambiti e i diversi usi della corporeità fisica dell’uomo non andranno mai letti come assoluti e a compartimenti stagni ma piuttosto come interazioni non focalizzate compenetranti tra loro per la realizzazione della massima espressione della vera comunicatività umana: la comunicazione fisico-corporea; nascerà così una specie di nuova “ermeneutica del corpo” che rinvia necessariamente all’immagine di circolarità in cui tutti gli ambiti trattati si intrecciano e completano a vicenda.
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